Copenaghen, nella capitale danese si è persa un'occasione storica
Dobbiamo impegnarci perchè tra i cittadini, le imprese, i governi cresca la consapevolezza della posta in gioco: la lotta ai cambiamenti climatici non può fermarsi.
Nel vertice Onu sul clima è stata persa un'occasione storica. L'accordo raggiunto non risponde alla crisi climatica che aveva spinto 115 capi di Stato e di Governo a venire a
Copenaghen sotto la pressione di una grande mobilitazione di cittadini di tutto il mondo. Non si è arrivati a impegni vincolanti in materia di riduzione delle emissioni di gas serra,
di controllo e verifica di tali riduzioni e a scadenze precise per la sottoscrizione di un trattato internazionale. Purtroppo i leader politici non sono stati
all'altezza della sfida, nonostante due anni di trattative, lanciate a Bali a dicembre 2007, e benché negli ultimi giorni fossero
stati fatti passi avanti in materia di sostegno finanziario agli interventi di mitigazione e adattamento nei Paesi poveri, sia nel breve che nel medio periodo.
La crisi climatica sta accelerando, come è emerso dagli ultimi dati presentati nella Conferenza dal Panel scientifico delle Nazioni Unite (IPCC). Sarebbe catastrofico aprire una
ennesima fase di riflessione e ripensamento, è necessaria una forte reazione che conduca a un accordo vincolante nella conferenza di Bonn, proposta da Merkel e Sarkozy entro giugno
prossimo.
Ma la Conferenza di Copenaghen è stata anche un appuntamento di grande mobilitazione della società civile, con decine di migliaia di persone accreditate, centinaia di organizzazioni
ambientali e sociali da ogni parte del Mondo, a dimostrazione della
preoccupazione dei cittadini del mondo per le conseguenze del riscaldamento del pianeta. Legambiente si impegnerà perché tra i cittadini e tra le imprese cresca la consapevolezza
della sfida e affinché il governo italiano svolga finalmente un ruolo di avanguardia e non di ostacolo nei negoziati, come è apparso evidente in questi giorni a Copenaghen.
Secondo gli scienziati occorre un taglio delle emissioni di CO2 dell’85% entro il 2050 dei gas serra. Ma è nel breve periodo che si gioca la battaglia più importante. Entro il 2020 i
paesi industrializzati, che sono i maggiori responsabili della situazione attuale, devono ridurre i gas serra del -40% almeno rispetto ai livelli del 1990. Allo stesso tempo dovranno
garantire alle economie in via di sviluppo almeno 110 miliardi di euro l’anno per far fronte agli impatti del cambiamento climatico e per la diffusione di tecnologie verdi e
sostenibili.
Un pianeta libero dalla dipendenza delle fonti fossili è possibile e necessario. L’efficienza energetica, la diffusione delle fonti rinnovabili, lo sviluppo di reti sostenibili per il
trasporto sono soluzioni a portata di mano e con gli adeguati investimenti possono portare vantaggi economici oltre che ambientali.


















