La Valle delle Storie

Il Mulino Comunale

La Valle del Foro rappresenta una delle tipiche e profonde valli che dal cuore del Parco Nazionale della Majella e precisamente dal suo versante orientale, solcano il territorio abruzzese fino al Mare Adriatico.
Essa non rappresenta solamente un grande patrimonio di biodiversità, infatti, fra i rigogliosi boschi e le scroscianti e limpide acque del fiume Foro che la attraversa, vi si trovano quasi nascoste, importanti testimonianze della frequentazione millenaria da parte dell’uomo.

Il Mulino Comunale, Schema

In sezione, il meccanismo di funzionamento del Mulino a Ruota Orizzontale

In questa Valle delle Storie, i mulini ad acqua costituiscono un vero e proprio esempio di archeologia industriale tipica del luogo e strettamente legata ad una delle poche fonti di energia sfruttabili nei tempi antichi, l’acqua.
Questi opifici avevano lo scopo di produrre farina a partire dal grano tenero, usato per la panificazione, al grano duro per la produzione di pasta, così come producevano farine da altri cereali e legumi per l’alimentazione degli animali.
Il frumento veniva trasportato dai contadini a dorso di mulo o di asino e la macinatura comportava un compenso per il mugnaio, raramente denaro, più frequentemente questi tratteneva una parte del macinato.
I mulini erano distribuiti sul territorio in zone di competenza sia per razionalizzare l’uso della risorsa acqua che per una specie di spartizione del territorio; tutto ciò significa che il possesso di un mulino ad acqua era un fatto economicamente e strategicamente molto rilevante.
Infatti il territorio di Pretoro per centinaia di anni fu teatro di estenuanti dispute legali per rivendicare il diritto a costruire e possedere mulini.
I primi documenti che ci raccontano di questi eventi sono del 1059, dopo la definitiva cacciata dei Longobardi da parte dei Franchi di Carlo Magno; i nobili locali, alleati dei Francesi, fecero una donazione dei territori e delle strutture presenti ai Benedettini facenti capo al monastero di San Salvatore a Majella. Altri documenti provenienti dal priorato del monastero e datati 1120 parlano della presenza e della intensa attività dei mulini nella Valle del Foro.
Questa spartizione di poteri e competenze comportava un costo elevato della molitura dei cereali: la “decima” alla Chiesa, un’altra percentuale al feudatario ed infine la parte del mugnaio.
Atti del 1141 parlano del Comune di Pretoro e dell’intensa attività di molitura presente nel suo territorio allora compreso nella Contea di Manoppello, governata dal Conte Beomondo che versava regolarmente le decime al Monastero di San Salvatore.
Questa situazione si mantenne ufficialmente fino al 1588, poi le cose cambiarono.
La perdita di potere dei signori locali, insieme a quella degli ecclesiastici, contemporaneamente all’ascesa dei poteri comunali configurati in Università, diedero un nuovo slancio all’imprenditoria popolare locale.
Verso la fine del 1600 l’Università di Pretoro decise di costruirsi un mulino comunale, ma il tenutario del tempo, il Connestabile Colonna proprietario del mulino oggi identificato come mulino rupestre, si oppose duramente alle legittime aspirazioni del Comune.
Il Connestabile affermava di avere il diritto sulle acque, perché queste scorrevano nel territorio di sua proprietà, diceva anche che il macinato prodotto dal suo mulino era sufficiente per le esigenze della popolazione locale e dichiarava di sentirsi profondamente offeso dall’ardire dei locali.
La contesa divenne molto aspra e nel 1758 la Regia Camera di Sommaria, inviò dei notai per un sopralluogo.
Questi risalirono il corso del Fiume Foro fino alle sorgenti, dimostrando che queste si trovavano al di fuori delle proprietà del feudatario Connestabile Colonna.

Cartografia Ottocentesca

La Valle dei Mulini nell’Ottocento

Il Comune vinse la sua battaglia legale e realizzò il suo mulino a monte di quello del signorotto locale, il cui monopolio fu gravemente ridimensionato.
I primi mugnai comunali erano di origine partenopea, più esperti ed in grado di formare gli operatori locali.
Il Connestabile, nei periodi successivi, non fece altro che affittare il suo mulino ad altre famiglie che continuarono la loro battaglia per il monopolio delle moliture.
Nonostante tutto nel 1887 sorse un altro mulino con annessa “gualchiera” (tintoria) che aumentò ancora di più la concorrenza locale.
Nel tempo resistette solo il mulino comunale che lavorò ininterrottamente e ufficialmente fino al 1938 con l’ultimo mugnaio pretorese di nome Pietro Colasante.

In anni recenti il Comune di Pretoro, il Parco Nazionale della Majella, la Proloco Mirastelle Pretoro e chi scrive, grazie anche al grande impulso dell’amico Edoardo Micati, hanno intrapreso importanti ricerche geografiche, storiche e documentali, ponendo nuove basi per la tutela dei Mulini della Valle del Foro con forti azioni di volontariato.

La Valle delle Storie può raccontare ancora!

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